Per la base:
Per la crema:
Per decorare:
Per la base:
Per la crema:
Per decorare:
È il 7 febbraio 1985, il giorno del mio decimo compleanno.
Abbiamo appena finito di sciare. Ho ancora addosso l’odore della neve e della lana bagnata, le guance rosse che pizzicano per il freddo. Stiamo scendendo dalla montagna sulla nostra Delta blu: papà guida, mamma è seduta accanto a lui; dietro ci siamo io e Andrea, naturalmente senza scarpe, con i calzini umidi e la sensazione strana di caldo e freddo insieme.
Che fastidio, lui che mi mette i piedi addosso! Io però penso solo a una cosa: il market prima del confine perché lì mi aspetta il mio cioccolato preferito, quello a forma di montagna.
Oggi compio dieci anni. Una cifra tonda, importante. E per un giorno così serve una dose doppia, tanto non mi viene mal di pancia! Mi immagino già il rumore della carta che si apre, inconfondibile, e le punte di cioccolato che si spezzano una a una con un piccolo “crack” perfetto e quelle scagliette che si appiccicano ai denti (un po’ meno magico!).
Non capisco questa strana logica dei grandi: dicono di volermi bene, ma poi non mi lasciano mangiare tutto il cioccolato che voglio. Mentre guardo fuori dal finestrino, faccio un giuramento solenne: se quando sarò grande avrò un figlio, gli farò mangiare tutto il cioccolato che vuole.
Senza regole. Sarebbe bellissimo inventare una ricetta speciale con quel cioccolato, una torta gigantesca o una crema segreta tutta mia. Ma la verità è che non ci riesco mai: finisce sempre lì, in macchina, prima ancora di arrivare a casa.
Che meraviglia: a dieci anni la felicità è il tuo cioccolato preferito che si scioglie piano tra le dita, mentre torni a casa. Se oggi guardo quella bambina seduta dietro, con le guance rosse, il dolcevita che pizzica e le mani appiccicose, le direi una cosa che forse non capirebbe subito: “Vedrai, quel cioccolato lì un giorno non ti piacerà più. I gusti cambiano. Crescerai.
Ma il cioccolato… quello resterà sempre una gioia. E il rumore di quella carta che si apre continuerà a essere un suono meraviglioso. Forse perché ti riporterà esattamente qui: su questa macchina, con la neve ancora addosso, con quella strana sensazione di caldo e freddo, in attesa di una coccola dolce.
Crescendo capirai che non era solo il cioccolato. Era l’attesa. Era il ritorno. Era l’essere insieme. Era una routine famigliare bellissima. E la felicità, quella vera sta nel riconoscere il valore di un piccolo momento e custodirlo con cura.