Per una tazza:
Per una tazza:
Era a La Spezia la casa della bisnonna e per me bambina era un sogno.
Ora riconosco in quell’ambiente della memoria fatto di tante stanze e un lungo corridoio che si apriva sul salone affacciato sul Golfo dei Poeti l’immagine di una casa dal sapore letterario un po’ nello stile dei romanzi di Isabel Allende. Ed è proprio con Amneris, nella sua casa del sogno, che ho imparato il valore e la bellezza degli oggetti appartenuti agli antenati, depositari e testimoni della nostra storia personale e famigliare.
La bisnonna aveva una grande zuppiera bianca e candida con un pomolo a forma di melograno: la sua funzione era quella di essere un contenitore un po’ magico. Era un rito, il nostro rito: la nonna, con le sue mani piccole e nodose sollevava il pesante coperchio.
Lo dischiudeva piano e al suo interno prendeva, con un gesto che sapeva di incantesimo, un blocco di cioccolato amaro, a cubi e nerissimo. Il mio ricordo è quel gesto, il rito, e solo dopo viene il sapore. O forse è stato il sapore a inscrivere con forza il ricordo che ancora oggi conservo sotto forma di quella zuppiera Ginori, oggetto della memoria e del sentimento.
E poi Amneris con grazia appoggiava il pesante coperchio: il cioccolato veniva riposto nella pancia rigonfia della zuppiera di porcellana bianca e la magia tornava a farsi silenziosa e custodita.